“Salvate solo le banche” il grido disperato dei lavoratori Ilva Genova

 

Ebbene, mentre la sempre vigile e attenta politica nazionale –  locale a mezzo stampa, tv e agenzie dibatte, imperterrita, da giorni sulle elezioni siciliane, sulla soglia dell’età pensionabile e su improbabili confronti tv, di aspiranti candidati premier, esiste ancora, una parte di Italia fiera, che lotta per il proprio lavoro, per la propria dignità, ma soprattutto per il futuro di se stessi e per amore delle proprie, rispettive, famiglie.

Stiamo parlando dei lavoratori dell’Ilva di Conegliano(Ge) che al grido disperato di “Salvate solo le banche”, manifestano, giustamente, il loro ritenuto malcontento per il taglio occupazionale di circa 600 dipendenti, a spregio dell’accordo di programma, sottoscritto nel 2005. A tal riguardo c’è da rimarcare una sconcertante spaccatura sindacale, nel caso di specie tra sigle, di seguito denominate, confederali, solitamente schierate su posizioni neutre, o molto più frequentemente, pieghevoli. La Fiom decide per la linea dura, per l’occupazione dello stabilmento, per un presidio ad oltranza, per il rispetto degli accordi pregressi.

La Fim Cisl e Uilm, dal conto loro, si dicono basite dalle posizioni Fiom e ne condannano l’uscita dalla trattative, accusandoli di scarso senso di democrazia.Una breve e plastica disamina sui fatti sopra descritti è d’obbligo: idee e orientamenti “certamente” chiari e attaccamento al proprio, presunto, ruolo istituzionale, evidentemente molto vicina allo zero.

Non manca, per la cronaca, l’appello all’equilibrio e l’invito a una possibile unione, degli attori sindacali, da parte del Presidente della Regione Liguria, Toti che appare, francamente, di buon senso, alla luce di una lunga e crediamo estenuante,complessa, trattativa tra le parti.

I lavoratori, scesi per le strade, a manifestare le loro ritenute ragioni, sono determinati e annunciano, ulteriori, cortei e forme di lotta – protesta. Auspichiamo, per i dipendenti, che il Ministero, di competenza, faccia la propria parte a difesa, inderogabile, di tutti i posti di lavoro dello stabilimento.

Sarebbe e dovrebbe essere l’unico atto significativo e dovuto, a fronte di questo ulteriore, attacco, al lavoro italiano.

P.R.

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