Il gene antagonista di Internet….

Le prime esperienze di collegamento in rete, prendono forma alla fine degli anni 60, negli Usa, per razionalizzare e sviluppare conoscenze e informazioni legate prioritariamente  al mondo del lavoro e della sicurezza nazionale.  Nel corso degli anni, precisamente negli anni 90, nasce quello che comunemente conosciamo come “www” , ossia l’immediata possibilità di visualizzare informazioni presenti sulla rete, in formato testuale  e multimediale. Ma cosa è diventata oggi la rete!  Per certi versi il Caos….

La corrente dei padri americani, degli anni 60, ci narrava che con la rete si sarebbe avuto più uguaglianza, democrazia e condivisione collettiva. E’ evidente che non è andata sempre cosi! La parola d’ordine, in rete, sono i dati e  che cosa non si farebbe per avere un infinito database? Esistono, in internet, monopolisti di dati sensibili e non, che monitorano e sorvegliano ogni nostra singola azione , tanto da costruirsi per questo, veri imperi e multinazionali  d’oro colato.

Oggi la rete è diventata l’ambiente ideale,  in cui diffondere la classica routine “del vero e falso” e il mezzo principe per amplificare, la propria o altrui, propaganda, compiendo ogni sorta di mistificazione e atto denigratorio. I social network non sono immuni da questa sorta di virus . Evan Williams , tra i padri di twitter,  ha recentemente esternato  tutto il suo disappunto sulla realtà quotidiana dei social; l’equilibrio e il  buon senso sono andati,  inevitabilmente, persi.

Egli aveva sperato che il mondo sarebbe stato migliore, se tutti avessero avuto la possibilità  di diffondere il proprio verbo, evidentemente si sbagliava…  Internet è diventato il luogo in cui poter liberare le proprie, represse, frustazioni e scaricarle sulla collettività, con la ragionevole aspettativa di rimanere impuniti da conseguenze avverse.

E’ altresì, innegabile, che moltissimi utenti della rete, hanno in sè gli anticorpi per sopravvivere a tutto ciò e fare di internet un mezzo ancora utile, positivo, personale e collettivo.

 

P.R. @peppe_raucci

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